Vertigini Capitalistiche, o la cassetta degli attrezzi del Padrone

di Jack Halberstam

Articolo originale qui.

 

Crisi dopo crisi, viviamo immers* in una tempesta di proporzioni epiche e crescenti. Ogni giorno una nuova parodia della giustizia, un nuovo crimine compiuto dalla polizia, un nuovo ordine esecutivo violento vengono messi in atto a nome di coloro che hanno tutto, contro le/i molti che sono stat* divis* e dominat*. In questa nuova era, caratterizzata da una forma violenta e incredibilmente vertiginosa di capitalismo, in cui tutti gli strumenti mobilitati contro il regime vengono da quest’ultimo riappropriati e usati contro di noi, è urgente prendere di mira e distruggere “tutto” quello che i signori della finanza di Trump vengono a prendere. Dobbiamo abbattere non solo i monumenti e il passato preconfezionato che rappresentano, ma anche i meccanismi legali, politici e sociali che avrebbero dovuto fornire riparo a chi è più debole ma che, nelle mani sbagliate, diventano nuove armi nella guerra globale. Un mondo di élite ricche schierate contro le moltitudini richiede nuove tattiche, nuove articolazioni di vecchi problemi e la volontà di rischiare tutto.

All’insegna del rischio, in nome della distruzione e in un mondo in cui tutt* dovrebbero essere contrari* a tutto, faremmo bene a riconsiderare la famosa massima (pronunciata per la prima volta nel 1984) di Audre Lorde, sugli strumenti del padrone e sulla casa del padrone, e nel farlo dovremmo ricordare il suo obiettivo principale – non solo di creare un dibattito in merito a quali strumenti utilizzare, ma sostenere la demolizione stessa con determinazione e senza possibilità di ricostruzione.

1. Il cacciavite del Padrone

Nell’ambito del discorso in cui Audre Lorde ha utilizzato originariamente la frase “gli strumenti del padrone non demoliranno mai la casa del padrone”, lo scopo non era soltanto quello di criticare il patriarcato, ma anche prendere di mira ciò che lei definiva “femminismo razzista”. Sottolineando come si trovasse spesso ad essere invitata a partecipare a conferenze femministe in quanto donna di colore, unica tra molte donne bianche che avevano lasciato altre donne di colore a prendersi cura delle/i loro figli* mentre si trovavano alla conferenza, commentò: “Perché gli strumenti del padrone non smantelleranno mai la casa del padrone. Ci possono permettere di batterlo temporaneamente al suo stesso gioco, ma non ci metteranno mai in condizione di attuare un vero cambiamento. E questo fatto è una minaccia solo per quelle donne che ancora definiscono la casa del padrone come la loro unica fonte di sostegno”.

Questa frase emblematica di Lorde, che amava screditare le femministe bianche (alle quali, di contro, piaceva essere sgridate), ci ammonisce che non c’è mai un solo nemico: c’è un gruppo evidente di persone che beneficiano dello status quo, ma poi c’è un intero sistema di supporto nei confronti di quel gruppo, che assicura il perpetuarsi dei dispositivi di ricompensa e punizione. Dal punto di vista di Lorde, una lesbica nera nel pieno del cosiddetto femminismo della seconda ondata, i nemici erano certamente gli uomini bianchi, ma erano anche le moltitudini di donne bianche che sostenevano questi uomini, che se ne prendevano cura e sostenevano attivamente la gerarchia razziale e capitalista da cui traevano beneficio.

Le sagge parole di Lorde non furono mai così azzeccate come in questo momento, l’epoca in cui il patriarcato bianco è in una fase di ritorno potente, e in cui l’opposizione al capitalismo e al patriarcato, la supremazia bianca e la xenofobia usano troppo spesso gli strumenti sbagliati per combattere il potere. Ad esempio, anche se sembriamo impegnate come le femministe degli anni ’70 e ’80 nell’individuare, smascherare e interrompere i meccanismi quotidiani del patriarcato bianco, abbiamo comunque supportato, in occasione delle ultime elezioni e in opposizione a Trump, la strategia egemonica di sostenere una donna espressione degli interessi delle multinazionali (Hilary Clinton), piuttosto che individuare un’alternativa veramente radicale (benvenuta Alexandra Ocasio Cortez!). E, naturalmente, il patriarcato bianco fa ancora affidamento sul sostegno delle donne eterosessuali bianche, che hanno contribuito a eleggere il nostro attuale sessista in capo.

Ma, come al tempo di Lorde, il nemico non è solo il maschio violento, per quanto potente e palesemente odioso possa essere; proprio come allora, il problema è strutturale e si nasconde all’interno di un sistema che consente ai crimini dell’uomo bianco di ripercuotersi su tutt* le/gli altr*, mentre il nostro eroe sta in alto sopra la mischia, nella (Trump) Tower che ha costruito proprio per tali occasioni. E mentre le numerose storie di abusi sessuali, deportazione di bambini e sfruttamento finanziario che si riversano nella sfera pubblica dovrebbero essere sufficienti a demolire la casa del padrone – perché continuano a usare gli strumenti del padrone della negatività sessuale, del razzismo e dell’insistenza con cui sostiene un mercato immobiliare instabile e profondamente ingiusto – la casa è ancora in piedi. Un avvitamento incontrollabile che assicura che più le cose cambiano, più i ricchi restano ricchi e tutti le/gli altr* vengono fottut*.

2. Il trapano elettrico del Padrone

Quando ci avvitiamo troppo velocemente e prendiamo velocità usando i trapani elettrici del padrone (la legge, i sistemi punitivi, l’impunità per le persone benestanti), spesso riusciamo a creare falle nel sistema, ma di solito ci cadiamo dentro! Sono molti i modi in cui questo processo ha luogo nel mondo che ci circonda, dunque potremmo definire la nostra l’era del capitale vertiginoso – un’era in cui tutto si muove troppo velocemente, impedendoci di identificare correttamente i sistemi di oppressione che ci imprigionano e che, allo stesso tempo, ci ritorcono contro le strategie di resistenza che mettiamo in atto.

Qualche esempio:

  • Viviamo nell’era dei big data e di presunti poteri di previsione e indagine letteralmente sovrumani. Grandi quantità di dati vengono raccolti da ciascun* di noi ogni giorno e tuttavia, nonostante questo, non siamo stat* in grado di prevedere o prevenire l’ascesa di Trump. Non siamo stat* nemmeno capaci di prevedere la sua vittoria elettorale, e fino a quando i primi stati hanno riportato i risultati del voto, organi come la CNN e il NYT sostenevano che Trump fosse sfavorito nella corsa presidenziale. Ed eccoci qui.
  • Viviamo in un’era in cui gli studi di genere sono stati istituzionalizzati, ma solo in quanto luogo in cui studiare la casa del padrone: come è stata costruita, di quali materiali è fatta e quali abusi racchiuda. Il sito di produzione della stessa conoscenza che dovrebbe essere usata per demolire la casa, diventa il luogo sicuro dal quale lanciare accuse contro i precedenti proprietari; in effetti, gli studi di genere sono ora i primi a lanciare di continuo allarmi, e in cui persino i materiali relativi ad abusi sessuali e violenza, che solo una generazione fa abbiamo combattuto per avere il diritto di insegnare, non possono essere menzionati, nel dubbio possano causare traumi. Come conseguenza dell’utilizzo degli strumenti del padrone, la divisione anacronistica della conoscenza da parte dell’istituzione universitaria tiene duro, le discipline prosperano e si accaparrano tutte le risorse e invece di vedere persone dal corpo maschile che imparano a essere femministe in classi di studi di genere e persone di sesso femminile nelle discipline STEM (acronimo che si riferisce alle discipline accademiche della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica), gli studi di genere rimangono un luogo popolato da donne mentre le classi di scienze rimangono dominate dagli uomini, e la storia si ripete.
  • Viviamo in un’era in cui vi è un numero spropositato di persone senza fissa dimora, e spuntano tendopoli intorno alle città più care di tutto il mondo. Un gran numero di persone vive per le strade nei paesi del primo mondo, e ogni giorno un’altra famiglia non riesce a pagare l’affitto esorbitante di un appartamento schifoso e finisce in strada, senza reti sociali di supporto. E dunque discutiamo del problema dei senzatetto, quando in verità il problema è che troppe poche persone possiedono troppe proprietà e le lasciano vuote, o le mettono in affitto sul mercato gentrificato degli affitti di lusso. Le tendopoli abbondano, così come gli edifici zombi degli appartamenti di lusso, da New York a Shanghai, da Vancouver a San Francisco, da Londra a Sentosa Island a Singapore.
  • In tutto il mondo, milioni di appartamenti sono completamente vuoti e milioni di persone vivono nelle strade. Negli anni ’70 e ’80, punk e anarchic* occupavano gli  edifici abbandonati dando loro un nuovo scopo e creando spazi per il sesso pubblico (i moli), la vita collettiva e la politica queer radicale (the Brixton Fairies). Ma nell’era della sicurezza domestica e della tv via cavo, le forme tradizionali di occupazione degli edifici sono praticamente impossibili. E così si passa dall’interno degli edifici alla strada. Le tendopoli sono l’esatto opposto della casa del padrone. Mentre la gentrificazione, le ristrutturazioni e la finzione della condivisione a là Airbnb mettono in campo lo strumento del padrone della speculazione immobiliare, le tende rappresentano nuove forme di occupazione. E come tali, ridefiniscono i rapporti tra interno ed esterno, legale e morale, rifugio e proprietà.
  • Viviamo in un mondo in cui, invece di cercare di eliminare i padroni che ci sfruttano, cerchiamo di trasformarci in loro in modi gretti e privi di significato. Si prendano ad esempio i nuovi “assistenti” elettronici che le persone usano per rendere più gradevole lo stupore e l’inerzia dei propri mondi domestici. Ehi Google, Alexa, Echo e Siri sono punti di commutazione elettronici tra noi e i nostri sistemi domestici “Ehi Google, spegni le luci! Siri – prenotami un tavolo! Echo, cambia canale!” Questi dispositivi ci danno l’illusione di avere anche noi degli assistenti personali, meglio noti come servi, e di esternalizzare il nostro lavoro a questi aiutanti. La promessa della tecnologia era, ovviamente, che il lavoro ripetitivo poteva essere automatizzato e che in conseguenza sarebbero potute emergere nuove relazioni con il lavoro e la liberazione. Ma nell’era del capitale vertiginoso, i dispositivi che dovrebbero salvarci – lavatrici e aspirapolvere negli anni ’50, assistenti elettronici oggi – non rappresentano la liberazione ma nuove forme di potere protesico.

Paul Preciado ha identificato il potere protesico come parte di una mania post-bellica e post-naturale per tecnologie di comodo che imprigionano il corpo in nuove forme di dominio. Mentre l’abitazione bianca della classe media è il luogo principale in cui si è manifestata la regola protesica, i corpi queer rappresentano opportunità controproducenti per un nuovo ordine ripensato intorno al contrasessuale. Il contrasessuale, nella narrativa del potere post-naturale di Preciado, è la butch con il dildo – che brandisce un dispositivo protesico autoprodotto contro le protesi domestiche dell’eteronormatività. E come la Barbie Liberation Organization degli anni ’90, che ha scambiato le scatole vocali delle bambole Ken e Barbie, in modo che queste ultime potessero affermare “La vendetta sarà mia!” i nostri nuovi dispositivi elettronici hanno bisogno di un hackeraggio contrasessuale. Una volta hackerati, questi aiutanti protesici dovranno fare molto più che accendere e spegnere i sistemi di sicurezza, saranno programmati per rispondere a necessità vere e domande reali: “Hey Google, distruggi il patriarcato! Echo, rimuovi il presidente Trump! Siri, che cazzo sta succedendo qui? Alexa, passami un’ascia da battaglia!”

Ricapitolando: usando il trapano elettrico del padrone – uno strumento che gira così velocemente, che il buco che crea si trasforma in un vuoto che risucchia tutta l’opposizione – trasformiamo il problema nella soluzione: i big data privi di poteri predittivi si traducono in nuove richieste di dati per migliorare la precisione futura; la resa dei conti contro il sessismo patriarcale e le molestie sessuali è ora focalizzata su gay e persone di colore; gli assistenti elettronici offrono l’illusione dell’automazione lasciando intatti i rapporti di lavoro; i problemi abitativi si traducono in tendopoli da una parte, mentre le app di home sharing, come Airbnb, danno l’illusione di un’economia mutualistica mentre inaridiscono il mercato degli affitti. Dobbiamo brandire le nostre protesi dildoniche contro le trapanazioni del padrone, combattere lo strumento elettrico alimentato dal viagra con l’immaginario prostetico!

3. Il Martello del padrone

A proposito di immaginari prostetici, esiste un martello femminista? O il martello è solo un altro strumento del Padrone? Sara Ahmed sostiene che il martello potrebbe essere usato come parte dello sforzo per nominare ciò che ci affligge, per identificare il nemico e in tal modo di indirizzare le nostre energie con maggiore precisione. Scrive: “Dare un nome ai problemi può fare la differenza. Prima, non si riusciva ad afferrarli. Con queste parole come strumenti, rivisitiamo le nostre storie; martelliamo via il passato.” Ma continua anche a sostenere che, all’interno del sistema in cui viviamo, parlando di un problema, si diventa il ​​problema!

#Metoo e #Timesup hanno raccolto il martello dei social media e lo stanno usando, insistentemente, per criticare la mattina e la sera e in tutto il paese. La critica che Peter Seeger e Lee Hays avevano in mente nella canzone “If I had a Hammer” riguardava la resa dei conti sociale relativa alle disuguaglianze di razza e classe, e infatti suonarono la canzone per la prima volta a una cena tenutasi a sostegno dei leader comunisti americani arrestati. Le critiche mosse da #metoo e #timesup tuttavia evidenziano troppo spesso le violenze sessuali rispetto a tutti gli altri tipi di altre forme di abuso.

In effetti, la critica sui social media ha l’effetto di appiattire il terreno della differenza sociale, così che tutte le offese diventano una cosa sola, un bacio rubato come uno stupro, anni di abusi trattati allo stesso modo di un passo falso. Per questo motivo, piuttosto che rivelarsi la resa dei conti tra gli uomini bianchi e le donne vittime di abuso e la violenza che hanno scatenato, gran parte dell’impatto di #metoo e #timesup ha avuto il risultato, come sottolineato da Martha Gessen all’inizio, di scatenare un vero e proprio panico sessuale in cui la violenza delle accuse morali delle donne bianche e delle persone etero si abbatte troppo spesso sugli uomini di colore e sulle frocie.

Ora, sicuramente non c’è dubbio che molti uomini di colore e alcune frocie si sono comportati male, esattamente come milioni di altre persone, e sebbene molte donne di colore si oppongano attivamente all’oppressione patriarcale agita dagli uomini di colore, i meccanismi del razzismo e dell’omofobia istituzionalizzati, attivi da anni, perseguono di preferenza gli uomini di colore e le frocie, e questo è esattamente ciò che sta accadendo.

Diamo un’occhiata ad uno di questi circoli viziosi vertiginosi, simile a tanti altri, e cerchiamo di sondare la realtà e le conseguenze delle molestie sessuali. Oggi nel mondo accademico, in base ai nuovi regolamenti facenti capo al Title 9 (“Nessuna persona negli Stati Uniti sarà, sulla base del sesso di appartenenza, esclusa dalla partecipazione, soggetta a discriminazione o privata dei benefici garantiti dai programmi educativi e dalle attività che ricevono assistenza finanziaria federale”), veniamo regolarmente battut* al nostro stesso gioco. Nei campus universitari di tutto il paese, sono ormai numerosi i casi di docenti donne e queer che devono rispondere di accuse di molestie sessuali. Negli ultimi cinquant’anni, i docenti maschi bianchi hanno adescato, frequentato, scopato e sposato le loro studentesse. E molti altri hanno semplicemente molestato e aggredito le donne di cui erano tutor. Prendiamo ad esempio il caso di George Tyndall, il ginecologo bianco dell’USC accusato di molteplici forme di abuso proseguite per diversi decenni.

Nonostante le innumerevoli campagne pubbliche contro pedofili e criminali sessuali negli Stati Uniti, a questo uomo bianco è stato permesso di continuare ad abusare impunemente di giovani donne per anni! E non è che le donne non si lamentassero; semplicemente, le lamentele delle donne interessate non hanno mai avuto conseguenze per Tyndall. Quando alla fine la USC fu costretta ad agire sotto minaccia di denuncia, si mosse con determinazione per proteggere le proprie donazioni piuttosto che studenti, staff e docenti. La storia venne sepolta, a Tyndall venne assegnato un bel pacchetto pensionistico e si avviò verso il tramonto. Tyndall e altri abusanti bianchi non sono le persone schiacciate dal martello. Al contrario, donne e queer di colore in altre università sono state poste in congedo amministrativo con metà retribuzione per alcune vaghe accuse di condotta inappropriata verso le/gli studenti, nessuna delle quali implica un contatto fisico!

Il caso di Junot Diaz è un altro ammonimento rispetto alla critica delle persone sui social media. Diaz è stato accusato da una donna di averla baciata senza consenso, e di aver alzato la voce contro un’altra donna durante una conferenza. In questo caso, il giudizio emesso dai social media è stato rapido e decisivo, anche se alcune delle accuse rivolte a Diaz, secondo il Boston Globe, si sono rivelate false. E questo non significa affatto che Diaz non si sia comportato male o che uomini di colore accusati di comportamento inappropriato non siano colpevoli di abuso, aggressione, esibizioni pubbliche di sessismo e molto peggio; è solo un esempio della lunga storia di persecuzioni contro uomini di colore per crimini sessuali negli Stati Uniti, mentre gli uomini bianchi, i benefattori del capitale vertiginoso e coloro che detengono gli strumenti atti al disciplinamento e alla punizione, proteggono i soldi che a loro volta li proteggono.

Se questo suona esagerato, si consideri un ultimo esempio: il caso di Jimmy Savile, prediletto dei media britannico della fine del XX secolo, noto pedofilo e abusatore seriale dei ragazzi e delle ragazze che formavano il suo pubblico. Jimmy Savile è stato accusato dopo la sua morte nel 2011 di molteplici casi di pedofilia. Ora, esistono rapporti che stimano che abbia abusato di oltre 500 ragazze e ragazzi, a volte attraverso il suo lavoro filantropico negli ospedali! Ma, mentre Savile morì una buona morte, mai apertamente accusato di nulla durante la sua vita nonostante numerose campagne sussurrate sulla sua cattiva condotta, l’Inghilterra rapidamente e risolutamente pose l’attenzione, alcuni mesi dopo, al “vero crimine” di un circolo pedofilo pakistano, arrestando e condannando sette uomini britannico-asiatici.

Questa è ordinaria amministrazione, non la fine del patriarcato che ci è stata promessa – questa conclusione in effetti arriva con un piagnucolio, e l’unico scoppio è il suono del martello del padrone che sconfigge la resistenza, trasformando la vittima di un sistema (razzista) nel criminale di un altro (l’abuso sessuale).

4. La casa del Padrone

“Gli strumenti del padrone non smantelleranno mai la casa del padrone” descrive perfettamente la situazione attuale, nella quale veniamo trascinati dal movimento del capitale vertiginoso in una voragine che abbiamo creato noi, cercando una via d’uscita negli stessi metodi che hanno creato il problema. Ormai è chiaro che non si può risolvere l’aggressione sessuale con una maggiore criminalizzazione, o l’abiezione dei gay con il matrimonio, o la disparità di ricchezza con le transazioni immobiliari. Non possiamo porre fine alle molestie sessuali nei campus lanciando una rete così ampia che i predatori riescono a liberarsi attraverso le scappatoie create da loro stessi, mentre donne e queer sono accusati di condotta innaturale, inappropriata e criminale. È chiaro che la sorveglianza morale che abbiamo utilizzato nella speranza di affrontare gli abusi etero-patriarcali ci si è ritorta contro, e ora ci accusa di cattiva condotta. E così, è tempo di nuove tattiche: meno strategie di riparazione e più danni al sistema; meno aggiustamenti e più abbattimenti; meno vittime e più combattenti.

Dopotutto, non siamo qui per ristrutturare o aggiustare la casa del padrone, nonostante numerosi spettacoli in TV ci insegnino come farlo. Siamo qui, come anarchitetti nella tradizione di Gordon Matta-Clark, per demolire tutta la fottuta struttura! È tempo di demolizione. È tempo di Grace Jones. Jones ha avuto l’idea giusta, come al solito, nel 1981 quando auspicava l’avvento delle/i “Demolition Man”, che si sono rivelati esseri queer e pericolosi:

Sono un incubo ambulante, un arsenale di sventura,

Uccido le conversazioni quando entro nella stanza,

Sono una frusta a tre code,

Sono il genere di cose che vietano,

Sono un disastro ambulante,

Sono un demolitore,

demolitore…

Dobbiamo diventare tutt* incubi ambulanti, arsenali di sventura, mine vaganti, morti viventi, qui non per chiedere riconoscimento o giustizia allo stesso sistema che ci criminalizza, o un nuovo leader che dovrebbe essere scelt* con le stesse modalità di Clinton e Trump. Veniamo con nuove armi, strumenti dildonici del sottosuolo contrasessuale, nuovi hack di vecchi sistemi, veniamo a far saltare in aria la casa. È tempo di rivolgersi al linguaggio della distruzione, della demolizione, del disfacimento, rifiutando le vertiginose tecniche capitalistiche dell’accusa litigiosa e della criminalizzazione. Distruggiamo tutto!

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