Perché l’umanità è carnivora?

Articolo originale qui.

Sebbene le conclusioni finali del libro di Florence Burgat sembrino suggerire che non possa esistere una società umana capace di disattivare la norma sacrificale – aspetto con il quale non mi trovo in accordo – la tesi centrale proposta mi è parsa molto interessante, motivo per cui ho deciso di tradurre l’articolo ad esso dedicato. Buona lettura!

Perché l’umanità è carnivora? 

Gli esseri umani non uccidono per mangiare carne, ma mangiano carne per uccidere: questa è la tesi della filosofa Florence Burgat. 

Da almeno due o tre decenni la questione animale non è più appannaggio delle/gli attivist* ambientalist* o vegetarian*. Da allora, ha dato origine a un nuovo campo di ricerca in ambito umanistico, la “filosofia animale”, della quale Florence Burgat è una delle principali rappresentanti in Francia.

Nel 2012 avevamo già scritto del suo libro Un’altra esistenza. La condizione animale, che può per molti versi essere considerato come la base filosofica del suo nuovo libro, L’umanità carnivora. Nel libro precedente, l’autrice argomentava intorno a quella verità fondamentale secondo cui “gli animali vogliono vivere, possono essere felici e apprezzare l’esistenza”; sono pertanto dotati di vita, e hanno quindi la capacità di sperimentare l’esperienza vissuta. Sono soggetti del proprio vissuto.

L’industrializzazione dell’assassinio

E’ dunque importante chiedersi il motivo per cui l’umanità è diventata carnivora a livello industriale. Perché ha organizzato l’industrializzazione della messa a morte? E ancora: perché nasconde così ostinatamente il fatto che mangiare carne comporti necessariamente l’uccisione di individui che vogliono vivere? In quest’ultimo libro, tuttavia, la domanda posta da Françoise Burgat non è strettamente morale: non si tratta di indignarsi del male che l’umano causa agli animali.

Il suo libro non è un manifesto. L’autrice, piuttosto, si interroga sul senso e sul significato, per l’umano, di definirsi come mangiatore di carne; domanda “ancora più legittima dal momento che l’umanità ha istituito questo sistema quando poteva farne a meno.” Le alternative alla dieta a base di carne sono ormai numerosissime e conosciute; e se si considera, tra l’altro, che la fame endemica è in gran parte causata dall’utilizzazione di terreni e altre risorse indispensabili per l’allevamento, la domanda si fa ancora più pressante: perché diamine l’umanità è carnivora?

Porre questa domanda significa già determinare un certo tipo di risposta. Se fossimo carnivori come siamo implumi, la questione non si porrebbe nemmeno. Ma, giustamente, Florence Burgat respinge gli argomenti naturalistici secondo i quali la dieta a base di carne è la condizione biologica dell’uomo.

Proprio all’opposto, per lei – e questa è una tesi fondamentale – l’umanità si è costituita come mangiatrice di carne: è stata una decisione consapevole. ‘Decisione’, non nel senso di un accordo cosciente e deliberato, ma nel senso che possiamo concepire il carnivorismo come l’instaurazione di un sistema che ha un significato diverso da quello biologico. Parlare di decisione è un metodo comodo per dare conto del senso della realtà esistente – esattamente come la finzione dello stato di natura in Rousseau aiuta a capire lo stato di società.

Caccia, sacrificio e cannibalismo

Quindi, se si tratta in tal senso di una decisione in questo senso, quale ne è il motivo? Le analisi di Florence Burgat sono molte, complesse e a volte un po’ contorte. L’autrice si confronta a lungo, e in modo critico, con numerose ipotesi su caccia, sacrificio, cannibalismo. Ma la tesi che emerge è, letteralmente, sorprendente: non uccidiamo per mangiare, mangiamo per poter uccidere. “Mangiare carne non è forse il fine, mentre l’uccisione degli animali ne è semplicemente il mezzo? Questo almeno è come le cose appaiono ad un primo sguardo. Ma può darsi che tale tesi vada ribaltata e che la dieta a base di carne sia il mezzo dissimulato di istituire un massacro, la cui scala aumenta con le possibilità tecniche e la cui esecuzione è minuziosamente pianificata. “

L’uccisione degli animali non sarebbe un danno collaterale del nostro carnivorismo, ma il suo stesso scopo. Un modo per affermare la nostra superiorità metafisica. È in questo senso che l’istituzione della legge carnivora è una decisione: se mangiare carne, in passato, rappresentava probabilmente una necessità biologica dettata dalle circostanze, tale pratica è diventata un’istituzione che instaura un certo tipo di rapporto con gli animali e l’animalità (in noi?). Tutte le spiegazioni che fanno riferimento a motivi culinari o di sapore (la mangio perché è buona) danno già per scontato che l’animale si possa mangiare, contribuendo a cancellare la presenza dell’animale nella carne. Così tali spiegazioni nascondono ciò che per Burgat è la ragion d’essere del carnivorismo: “normalizzare un certo tipo di rapporto con gli animali, che definisce a sua volta l’umanità.”

Fare a meno degli assassini di massa

In un emozionante capitolo finale, l’autrice mostra come l’umanità potrebbe mantenere il posto della carne nel proprio immaginario facendo a meno dell’assassinio di massa animale, ad esempio sviluppando nuovi succedanei vegetali della carne (noti già dal X secolo in Cina), o la carne in vitro prodotta in laboratorio. Una soluzione che suscita palesemente disgusto, un disgusto che però paiono non causare i polli di batteria pieni di lividi, che invece siamo generalmente pronti a considerare molto naturali; smascherando quei punti ciechi che determinano il nostro rapporto con la carne, e che le scienze umane non hanno finito di decifrare.

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