Cento donne nude ed un misogino (anzi, due)

Il 17 luglio, in occasione della convention dei Repubblicani Usa a Cleveland, ha avuto luogo una singolare installazione orchestrata dal fotografo Spencer Tunick, noto al grande pubblico per i suoi scatti di nudi di massa. L’opera si intitola Everything she says means everything (Tutto ciò che lei dice vuol dire tutto) ed è un progetto fotografico in cui i soggetti, le donne, sono ritratte nude mentre reggono uno specchio di forma circolare. La lettura prevalente dell’opera – quella suggerita dallo statement pubblicato dall’artista e riportata, pedissequamente, dalle maggiori testate – interpreta questa ultima “fatica” del noto fotografo come un’aperta critica alla mai celata misoginia di Trump, quando invece una connessione di sguardi e di retoriche maschiliste accomuna i protagonisti maschili di questa “battaglia” che ha luogo, come spesso accade, sul corpo delle donne.

Parlare della misoginia di Trump è come sparare sulla Croce Rossa: gli esempi sono tanti e tali, che riportare solo alcuni dei commenti ingiuriosi e degli epiteti (sessisti e specisti) con i quali ha apostrofato le donne (quelle che in qualche modo hanno osato sfidarlo o anche solo, CaDwN5zWQAE-qvWa quanto pare, aver la sfortuna di incrociarlo sulla propria strada), diventa un esercizio di condensazione di un odio e di un disprezzo raro.

Cagne, maiale, animali disgustosi, cercatrici di dote, repellenti, cesse, frigide e ovviamente puttane, queste sono le caratteristiche salienti di coloro che si oppongono a Trump, mentre quelle che assecondano il suo sguardo possono sperare di assurgere al massimo al ruolo di brave mogli, accessori di bellezza da mostrare (e far valutare) ai propri amici e “bei pezzi di culo”. Una delle più note perle uscite dalla bocca di Trump in passato, a riguardo della figlia Ivanka, era la seguente: “Se Ivanka non fosse mia figlia, probabilmente ci uscirei assieme” (e uno scatto datato, molto noto e controverso, ritrae Trump e la figlia adolescente immortalati in posa ambigua di fianco ad una statua pacchiana di due pappagalli, apparentemente nel mezzo della copula).

Di fronte a tanto disprezzo per le donne, l’installazione concepita da Tunick – e definita la “reazione critica del mondo dell’arte” a Trump, all’ideologia che incarna e alla minaccia che rappresenta – è stata salutata con entusiasmo e approvazione, quando invece presenta degli aspetti altamente contraddittori che suggeriscono che lo sguardo del fotografo non sia poi così dissimile da quello di chi avrebbe inteso criticare.

In che modo ritrarre cento donne nude con uno specchio circolare in mano –  che guarda caso ne nasconde, volutamente o meno, l’unico tratto riconoscibile, ossia il volto – dovrebbe contrastare la misoginia di Trump e dei suoi seguaci? Non è inerentemente problematico che un uomo bianco, vestito dalla testa ai piedi, decida di usare ancora una volta i corpi nudi delle donne (da sempre private della propria voce, reificate e sessualizzate) come oggetto della propria arte, e basti la sua dichiarazione d’intenti per rovesciare quello che appare evidente, ovvero lo sguardo maschile(ista) perennemente all’opera?

Il tentativo di legittimazione di un’interpretazione pseudo-femminista dello scatto da parte del noto fotografo è passato attraverso l’utilizzo di topoi triti e ritriti: dalla moglie citata quale “musa e collaboratrice” del progetto (come se essere donna significasse di per sé garanzia di non essere misogina, in ogni caso mai protagonista, dal momento che l’autore dello scatto resta lui e lei “la grande donna alle sue spalle“), alla dedica della foto alle due figlie femmine – per cui immagina e spera un futuro “di pari opportunità” (!) – alla definizione delle donne che si sono prestate allo scatto come “artiste guerriere”. Magari.

Ancora più inquietante è l’esplicita ispirazione derivante dall’idea essenzializzante della donna-natura. Sul sito dedicato all’installazione si può leggere infatti che “la filosofia del lavoro trae ispirazione dall’idea del femminino sacro (!)”, “le donne sono l’incarnazione della natura, del sole, del cielo e della terra”, “bisogna fare affidamento sulla forza, sull’intuizione e sulla saggezza delle donne progressiste e illuminate per trovare il nostro posto e il nostro equilibrio con la natura”, per concludere con “La donna rappresenta il futuro, e il futuro la donna”.

Immagino che le femministe della differenza ameranno questo progetto, ma spero che le sue criticità non sfuggano ad altri sguardi e ad altri pensieri. In cosa si distinguono questi due uomini, bianchi, benestanti, proprietari, famosi, che concepiscono e rappresentano i corpi femminili come oggetti artistici dotati di un peculiare rapporto con la natura e il futuro, ovvero mute madri in potenza da adorare e normare al medesimo tempo? (E tutte le altre? Immagino che la risposta sia “Al macello, subito!”)

Non stupisce pertanto che un lavoro come questo, che ripropone il consueto uso ed abuso del corpo delle donne in chiave però politicamente corretta (e apparentemente impegnata), abbia incontrato la generica approvazione di pubblico e critica.DJT300dpi-750x950

Ben altro destino è toccato al dipinto di Illma Gore “Make America Great Again”, che ritrae il candidato repubblicano alla Casa Bianca nudo, intento a pronunciare un discorso, con la usuale chioma dorata, lo sguardo aggressivo e l’espressione saccente, le braccia e le gambe in una posa di grande sicurezza e un micropene tra le gambe. Gore, disgustata dall’ennesimo scambio di doppi-sensi su proporzioni di mani e genitali tra Trump e Rubio in Virginia, decise di dipingere l’opera. Il suo statement è però ben diverso da quello di Tunick: «L’ho creato per scatenare una reazione, buona o cattiva, sull’importanza eccessiva che diamo alla nostra fisicità. I genitali non definiscono il nostro potere, il nostro sesso o il nostro status sociale. In pratica, puoi essere un enorme cazzone a prescindere da quello che nascondi nei tuoi pantaloni». Appena l’opera è stata pubblicata online ha scatenato reazioni violente in particolare tra i sostenitori di Trump, che hanno minacciato di morte la giovane artista, e in un caso l’hanno persino aggredita fisicamente, tirandole un pugno in faccia al grido di “Trump 2016”.

Illma Gore, che si definisce un’artista femminista genderfluid, non si è lasciata intimorire, ma è certo che il suo sguardo non ha incontrato lo stesso sereno plauso di quello di Tunick… è così difficile immaginare il perché?

 

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4 pensieri su “Cento donne nude ed un misogino (anzi, due)

  1. Ho letto l'articolo senza leggere le immagini e non mi ritrovo nel testo di cui parli (la didascalia insomma, la descrizione del progetto) né mi sembra una buona risposta a Trump…

    La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto dello specchio è  stato Magritte… Soprattutto il celebre dipinto della donna che sorregge uno specchio (che le copre il busto fino alle cosce) in cui 'paradossalmente' si riflette il suo corpo vistoda dietro… Il link è quello che ho chiamato foto 1 (sono link così lunghi che li metto al fondo del commento) ma anche le altre foto trovate durante la ricerca decostruiscono il nostro concetto di "corpo" (scusate se i link delle foto non saranno pertinenti, non leggete gli articoli)… Difficile forse riuscire a dire qualcosa di più del pittore belga…

    Dopo comunque ho guardato le foto di Tunick e alcune mi piacciono e basta, altre mi fanno riflettere sul rapporto corpo-paesaggio, altre sembrano contenere un messaggio politico… Questa di cui parliamo, invece?

    Innanzitutto: facile ammassare corpi nudi, dare a ognuno uno specchio di una forma precisa e poi con molte parole spiegare la propria idea. Ma quella foto, l'idea, la spiegherebbe anche da sola? Mah.

    Se provo a pensarci fingendo di non aver mai letto l'articolo ecco cosa mi suggerisce:

    1) i corpi non sono  "standard" e questo mi piace, anche se ovviamente può essere una scelta di marketing intelligente
    2) lo specchio rimanda all'osservatore e ok, ma chi è l'osservatore? Trump? Il/la votante? Noi? In comunicazione è il destinatario è importante e una moltitudine di specchi manda una moltitudine di messaggi, diversi anche a seconda del luogo fisico in cui l'osservatore so trova. Se l'osservatore non sappiamo chi è mi chiedo: allora qual è il messaggio?
    3) non sapendolo, analizziamo almeno la posizione dello specchio: copre il viso. Cioè l'individualità? Sì, ma anche no, io mi distinguo dalle altre per ogni piega pelo sfumatura di tutto il mio corpo. Vero è che nella testa c'è il cervello e che tutti i sensi sono occultati o occupati dallo specchio. La bocca di tutte quelle donne, certo, potrebbe parlare ma è una foto, non un video. Perché la posizione dello specchio potrebbe suggerirmi una volontà di far immedesimare il lettore nel corpo non standard di una qualsiasi delle donne che Trump avrebbe insultato. Ma certo sarebbe bello se in un ipotetico video io fossi costrett@ a immedesimarmi in un corpo che non resta passivo ma anzi dice (e quindi mi fa dire) cose a cui non avevo pensato (perche magari ho pensato cose simili a quelle che pensa Trump).

    Insomma: boh. Non so se la foto riproduca un secondo sguardo misogino (quello del fotografo) ed eventualmente ne rischi dei terzi (ossevatori). Ma certo non decostruisce il primo (trump e sostenitori) e non vedo in che modo suggerirebbe Sacralità (che comunque resta un discorso a parte), per farlo dovrebbe forse riflettere l'erba… (oltre a Magritte mi è venuta in mente una foto vista in una di quegli articoli stupidi tipo Le 10 illusioni ottiche più belle di sempre in cui una ragazza seduta in un prato si appoggia a uno specchio la cui cornice lo fa sembrare un hoola hoop, riflettendo solo erba e sembrando quindi un viso e due braccia appoggiate al vuoto – gioco opposto rispetto a quello di Tunick)

    Insomma2: NO. Bocciato il progetto. Non manda il messaggio che dice di vorrebbe mandare e quel messaggio comunque in parte non mi convince. Esteticamente? Forse la foto potrebbe piacermi, ma dovrei prima vedere cosa si vede nello specchio… (il cielo?!?)

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    • Nulla di tutto questo ahimè. Lo specchio, a quanto pare dovrebbe riflettere il sole per “illuminare” la coscienza di Trump e l’ispirazione non è Magritte, ma l’evento noto come “Burning Man”… c’è altro da dire?

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  2. ” la posizione dello specchio potrebbe suggerirmi una volontà di far immedesimare *LO SPETTATORE* [ e NON il lettore ~> deformazione professionale 😉 ] nel corpo non standard di una qualsiasi delle donne che Trump avrebbe insultato.”

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