Una rivalutazione di Alien: la sessualità e le angosce degli uomini

Articolo di Jason Häggström, in originale qui. Traduzione di feminoska.

Nei trent’anni successivi alla sua uscita, Alien ha scatenato un acceso dibattito tra i teorici del cinema. Le analisi accademiche del film hanno puntato l’attenzione su molti temi differenti, risultati in letture femministe, marxiste, psicoanalitiche, e molte altre. Ma queste teorie, in un gioco di rimandi alle speculazioni preferite di ciascun autore,  sono decontestualizzate rispetto ad un analisi della pellicola da un punto vista filmico ma non solo. La maggior parte delle critiche, accademiche e non, giungono in ultima analisi alla conclusione che Alien sia un film femminista per via della rappresentazione del luogo di lavoro come territorio di uguaglianza nel quale i tradizionali ruoli di genere sono aboliti. Ma un altro aspetto si cela sotto la superficie: la paura. Non la paura dell’alieno divorante, ma la paura e l’ansia di un futuro nel quale l’uguaglianza dei sessi potrebbe anche portare alla (con)fusione della biologia sessuale. Ciò che viene dunque rivelato in Alien è l’ansia provata dagli uomini nel corso della seconda ondata del femminismo, durante la quale il film è stato prodotto.

kane_birth_1Alien si apre con una sequenza di nascita. Comincia nell’oscurità. Poi, una serie di luci che si accendono rivelano la posizione della cinepresa,  un corridoio della nave spaziale Nostromo. La telecamera galleggia in avanti attraverso la sala, si apre una porta. L’equipaggio è composto di corpi quasi nudi, assopiti nel ventre bianco, rotondo e confortante, di una stanza. Uomini e donne giacciono stesi fianco a fianco, nati in una micro-società inconsapevole delle inibizioni associate alla differenza sessuale. Il risveglio dall’ipersonno del primo membro dell’equipaggio, Kane,  lo vede rinascere in una serie di dissolvenze che trasmettono il disorientamento della nascita nella brillante luce del mondo, e allo stesso tempo fornisce uno studio minuzioso del corpo di Kane, quasi fosse un neonato attentamente esaminato dalla propria madre. Barbara Creed osserva che questa nascita è un “atto indolore, pulito e ben controllato”, e ipotizza che “potrebbe essere interpretata come una fantasia primordiale in cui il soggetto umano nasce completamente sviluppato – anche l’atto sessuale diviene ridondante.” (1)

Questa idea di una nascita sterile (sia in termini di pulizia che  di incapacità a procreare) è di grande importanza per il film, in quanto solleva la femmina dall’onere della gravidanza e del parto, generando il potenziale per la fecondazione maschile. L’equipaggio della Nostromo gusta un pasto insieme, seduto attorno a un tavolo, come si trattasse di una famiglia nucleare; tutti figli di “Mater”, il Nostromo stesso. L’unica conversazione udibile si focalizza su questioni di classe, quando i  due meccanici della nave si lamentano del fatto che, “Tutti gli altri fanno più [soldi] di noi.” Incluse le due donne della nave, Ripley e Lambert. All’uscita del film nel 1979, le donne guadagnavano salari annuali che ammontavano solamente al sessanta per cento dei guadagni dei loro colleghi uomini. (2) L’uguaglianza di retribuzione delle donne è solo uno dei modi nei quali Alien tratta il tema della parità tra i sessi. Uomini e donne lavorano insieme in ruoli simili, in un’equa distribuzione del lavoro. I protagonisti del film sono stati spogliati dei loro nomi propri per eliminare ulteriormente ogni senso del genere. Possiamo essere in grado di riconoscere che Ripley è femmina e Dallas è maschio, ma la pellicola non lo implica.

spaceship_legsMa quella che comincia come parità tra i generi si trasforma rapidamente in confusione sessuale. Immagini sessuali abbondano in tutto Alien, trasferite dall’equipaggio, de-genderizzato e asessuato, ad altri aspetti della diegesi. L’equipaggio esce alla ricerca della torre-faro e si imbatte in una nave costruita per assomigliare alla metà inferiore di un corpo, le “gambe” direzionate verso il cielo. Ash parla per tutto l’equipaggio quando dichiara, “Non ho mai visto niente di simile”, un’affermazione che la dice lunga sulla comprensione di questa società (o la sua assenza di comprensione) del corpo umano e della riproduzione in generale. L’equipaggio penetra all’interno della nave attraverso un’apertura simile ad una vagina posta nel punto centrale delle gambe metalliche. Una volta dentro si trovano circondati da pareti che ricordano ossa e altro materiale organico, assecondando ulteriormente l’idea che stiano esplorando l’interno di un corpo. Ma i genitali femminili non sono i soli oggetti di fascino in Alien. All’interno del corpo della nave, l’equipaggio scopre il cadavere di una creatura gigante, unita alla nave come fosse cresciuta dal pavimento. Dal suo corpo si innalza ciò che può solo essere descritto come un gigantesco pene eretto (così gigante, infatti, che non viene nemmeno inquadrato nella sua completezza). Il suo corpo rigido e senza vita è un avvertimento per gli esploratori, che essi sono svelti ad ignorare. Kane esplora con eccitazione la caverna – simulacro dell’apparato riproduttivo femminile – come se lui e l’equipaggio fossero spermatozoi in corsa verso una delle migliaia di uova all’interno. Quando Kane entra in contatto con l’uovo si verifica una gravidanza, ma non nel modo a cui siamo abituati. E’ Kane che viene fecondato da un mostro simile ad uno scorpione che si attacca al suo viso, violentandolo oralmente in un atto di dominazione sessuale. Come la descrive Rebecca Bell-Metereau, “Questa scena non poteva essere un rappresentazione simbolica più diretta della classica fobia Freudiana: la vagina dentata tritura e divora vivo il fallo invadente, rendendolo impotente, castrato.» (3)

kane_facehugger_rape

L’implicita assenza fallica dell’equipaggio maschile della Nostromo è resa esplicita dallo stupro di Kane, la sua castrazione simbolica. Questa fecondazione improbabile di Kane e l’eventuale nascita del mostro di Alien sono gli esempi più espliciti di confusione sessuale nel film. Alien è figlio di Kane – una creatura partorita da un uomo. E’ questo punto di vista maschile di impotenza, una situazione creata dalla sua assunzione del ruolo materno – corpo che è penetrato più che penetrante –  che introduce il tema dell’ansia maschile di fronte al femminismo. In questa società sessualmente confusa, dove il pene non è più l’oggetto del potere maschile,  il terrore inconscio e ultimo del maschio di fronte al femminismo si rivela: ovvero, che la differenza sessuale sarà eliminata insieme a genere, portando ad un equa distribuzione dei compiti riproduttivi, senza distinzione di sesso. Gli uomini dovranno condividere il peso della gravidanza e del parto. Questa ansia relativa al femminismo si fonda sul concetto che, con l’abolizione dei ruoli di genere e la divisione del lavoro, il ruolo di madre verrà sminuito – a meno che non possa essere condiviso equamente tra i due sessi. Questa idea e l’ansia che ne consegue sono esplicitate senza filtri in Alien.

In termini psicoanalitici, l’idea di “mancanza” deriva dalla assenza nel corpo femminile del pene. Tuttavia, in Alien, in cui la sessualità è irrimediabilmente confusa, si può affermare che le donne non hanno neanche una vagina, il che necessita il trasferimento della maternità su altri oggetti, ovvero Kane e le astronavi presenti nel film. Un simile trasferimento della sessualità è racchiusa nei molti modi in cui il film presenta la mancanza maschile del fallo. Non mi interessa particolarmente la ricerca di simboli fallici nell’arte, ma in Alien non è particolarmente arduo trovarli. La sessualità è intessuta nella progettazione di praticamente tutto il film, e non solo per quei critici che la vorrebbero scovare al fine di dipingere la propria grandiosa teoria. La più significativa simbologia fallica del film risiede nella forma dello stesso alieno mostruoso. Rebecca Bell-Metereau osserva che “l’Alieno rivela una sessualità spaventosamente vorace, capace di rendere i membri dell’equipaggio francamente asessuati al confronto.” (3)

alien_teethMa i critici non riescono a decidere se Alien rappresenti il maschio o la femmina. James H. Kavanagh paragona Alien al fallo osservando che: “Attraverso le immagini erettili grottescamente sottolineate, Alien si manifesta insistentemente ad un livello psicosessuale come fallo minaccioso.” (4) Amy Taubin vede l’alieno come un mix di entrambi i sessi, descrivendo la sua bocca come “Ermafrodita: mentre le doppie ganasce rappresentano le labbra interne ed esterne della vagina dentata, il movimento erettile della ganascia interna è una minaccia fallica “.(5) Mentre vi è ampia discussione critica sulle immagini vaginali in Alien, i denti fallici sono ciò che più si distingue, non solo perché la somiglianza con il membro maschile è più esplicita di quella delle “labbra interne ed esterne della vagina dentata”, ma perché sono i denti fallici di Alien ad uccidere. Il metodo dell’alieno di uccisione della preda è una rappresentazione orribile di potere fallico: un’erezione gigante completa di denti e grondante di essudato simile a sperma salta fuori dalla bocca di Alien, penetra la carne e distrugge il cervello delle sue vittime.

Quando l’equipaggio escogita un piano per intrappolare e uccidere Alien nel tubo di ventilazione, è chiaro che un individuo deve essere all’altezza della situazione. Alla domanda di Lambert: “Chi va nei canali di ventilazione?”, Ripley risponde prontamente “Io”, come se fosse del tutto normale per una donna, nel cinema degli anni ’70 , farsi avanti per un compito simile. Invece, Dallas respinge la smania di Ripley di essere l’eroina, scegliendo di entrare lui stesso nei condotti di ventilazione e assumendo su di sé il ruolo predestinato di eroe del film. Quando l’alieno uccide Dallas nel condotto di ventilazione, avviene l’usurpazione delle tradizioni patriarcali del cinema; l’aspettativa vuole l’eroe maschile uscire vittorioso nell’affrontare il mostro. Con entrambi Dallas e Kane morti, Ripley – ancor più impaziente di dare ordini – diventa il nuovo comandante della Nostromo e del suo equipaggio. Con l’assunzione di Ripley – una donna – al ruolo di leader ed eventuale eroina, è facile intuire perché così tanti critici hanno ritenuto Alien un film femminista. James H. Kavanagh nota la semplicità del suo passaggio al ruolo di eroe quando afferma

“Il diritto della donna ad assumere autorità non è nemmeno in discussione; autorità e potere sono ceduti alle persone a prescindere dal sesso, prendendo esclusivamente in considerazione la loro posizione e funzione. Il modo in cui il film dà per scontata l’assunzione di Ripley del comando, il suo diritto di dare ordini e dirigere anche gli uomini, evidenzia fortemente l’assenza di una problematica inaspettata.”(4)

Rebecca Bell-Metereau descrive la drastica differenza tra Ripley e le eroine del cinema prima di Alien quando scrive

“La maggior parte dei film di fantascienza e fantasia rappresentano la donna come la compagna di un uomo, il più delle volte nel ruolo di ostacolo nel momento cruciale in cui il protagonista sta cercando di fuggire da o sconfiggere i cattivi e mostri … Quante volte abbiamo visto l’eroina inciampare e cadere mentre la coppia scappa dagli inseguitori, e quante volte l’eroe è stato costretto a tornare indietro e aiutarla a rimettersi in piedi per portarla letteralmente fuori dal pericolo?” (3)

Ma è Judith Newton che si spinge oltre la lettura femminista iniziale, alla scoperta di prove di una lettura che è in opposizione a quella femminista.  Newton descrive inizialmente Alien come “una fantasia utopica di liberazione delle donne, una fantasia di uguaglianza economica e sociale, di amicizia e collettività tra donne e uomini della classe media”. (6) Approfondisce le qualità che fanno di Ripley una valida eroina femminista, affermando che “si appropria di qualità tradizionalmente identificate con eroi uomini ma non maschilisti.” (6) Ma fa seguire queste osservazioni dalla consapevolezza di “angosce segrete” che “devono essere viste come una risposta al femminismo in quanto forza collettiva, forza dirompente dei ruoli di genere tradizionali e della divisione sessuale del lavoro.” (6)

Newton non porta alle estreme conseguenze il riconoscimento dell’ansia verso il femminismo come significato dominante del film, concludendo invece che il film è al tempo stesso “utopico, poichè esprime … la fantasia che le donne bianche di classe media, nella situazione più liberata possibile, possano essere armoniosamente integrate nel mondo del lavoro tardo-capitalistico, un mondo che sapranno simbolicamente umanizzare tramite una sensibilità residua”, anche se questa “fantasia attenuata evoca ansie … sul femminismo come forza collettiva e potenzialmente radicale “(6). Ma se ci fosse ancora qualche dubbio sul fatto che il film sia più interessato all’ansia maschile di fronte al femminismo che di quella del femminismo stesso, basterebbe solo prendere in considerazione due sequenze presenti nella seconda metà del film: il confronto di Ripley con Ash, e il suo ritorno all’ipersonno alla fine del film.

ash_magazine-rapes_ripley_1Il Confronto di Ripley ed Ash è la proiezione più immediata, nel film, dell’ansia del maschio nei confronti di un futuro di uguaglianza sessuale. A pochi minuti dall’assunzione di Ripley del comando, Ash la affronta in una scena che richiama un tentativo di dominazione sessuale per mezzo di stupro e omicidio. Dopo aver picchiato Ripley quasi fino all’incoscienza, Ash le infila in bocca una rivista arrotolata in un atto simbolico di stupro orale, nel tentativo di contrastare la sessualità confusa conseguente alla fecondazione di Kane, e di far tornare simbolicamente Ripley ad un ruolo di genere pre-femminista,  di oggetto sessuale (si notino le fotografie di donne nude che rivestono le pareti, un richiamo alla oggettivazione sessuale delle donne così assente in questa società futura). Judith Newton osserva che Ash aveva già ottenuto “una serie di vittorie ostili su Ripley alle quali gli spettatori maschi bianchi possono indirettamente partecipare.” (6)

Anche se, come spettatori, respingiamo l’identificazione con l’Ash stupratore-assassino di questa scena, il tema dell’ansia provata dal sesso maschile di fronte ad un futuro post-femminista è nuovamente evidente grazie alla messa in scena. Il sangue scorre dal naso di Ripley prima ancora che venga colpita. Nel controcampo, vediamo Ash –  una sostanza lattiginosa, simile a sperma, gli scorre lungo il viso. Quello a cui assistiamo è un confronto tra il femminismo e il patriarcato con il sangue di Ripley a simboleggiare il desiderio fallocentrico di riportarla ad essere la “portatrice della ferita sanguinante” – una fattrice mestruata resa simbolica dal collegamento con la castrazione. Tale atto avrebbe il risultato di ristabilire il ruolo fisiologicamente determinato di madre in potenza di Ripley, il  suo ruolo socialmente costruito di oggetto sessuale, e di consentire lo svilimento del suo ruolo di leader e di potenziale eroina. Ma Ash finisce di essere, suo malgrado, l’esempio più pertinente in Alien dell’impotenza che deriva dall’assenza fallica, quando si rivela essere un androide – la rivista arrotolata ad incarnare la mancanza di potere derivante dalla sua letterale mancanza di un pene umano. Quando viene sconfitto da Parker, Ash sputa sperma-sangue che tutto ricopre nella stanza, fornendo la prova fisica che il patriarcato non si farà sconfiggere tanto facilmente.

ripley_pantiesNaturalmente nessuna analisi di Alien è completa senza menzionare le mutandine involontariamente buffe di Ripley (come il cuore del Grinch, la biancheria intima di Ripley è due taglie troppo piccola) e quali implicazioni abbiano per i temi femministi del film. Il finale di Alien si svolge nel ristretto spazio dello shuttle Narcissus all’interno del quale Ripley esegue una specie di striptease per il pubblico, svestendosi della semplice tuta verde che aveva celato la sua sessualità per tutto il film. I capezzoli traspaiono eretti sotto una canottiera bianca aderente, l’ultimo dei tre strati che avevano nascosto la sua forma femminile. La parte inferiore del suo corpo è nuda e le mutandine sono così basse da rivelare la parte alta del suo didietro. Un effetto di luce stroboscopica pervade la mise-en-scène, ad eccitare il ​​pubblico come se Ripley stesse prendendo parte ad un servizio fotografico pornografico.

Il braccio dell’alieno salta fuori prendendo in contropiede il pubblico distratto, fino a quel momento cullato nello sguardo voyeuristico. Ripley si nasconde nel deposito e la ripresa feticizza il suo corpo, squadrandola da un’angolazione bassa che enfatizza le sue parti intime (mentre la luce stroboscopica continua a lampeggiare). Nella scena in cui Ash violentava simbolicamente Ripley c’era uno scopo – l’asessuato Ash cercava di prendere il controllo, diventando l’uomo in un patriarcato ristabilito. Ma a differenza di quella scena, l’improvvisa quasi nudità di Ripley non ha scopo nel contesto del film. Esiste solamente per il piacere del pubblico, ed è dettata dai realizzatori del film piuttosto che dalla storia stessa. La quasi nudità di Ripley non è in realtà nella sceneggiatura. Scott ha scelto di girare la scena in quel modo, o è stato probabilmente costretto a dal produttore o dallo studio. Non è niente di più che un cliché  del genere horror, inserire almeno una donna nel ruolo di oggetto sessuale per il pubblico. La maggior parte delle analisi di Alien giungono alla conclusione che il film celebri fondamentalmente il femminismo, non solo mostrando il posto di lavoro come un luogo di uguaglianza sessuale, ma per come la storia permette a Ripley di diventare l’eroina che arriva ad affrontare e sconfiggere l’alieno assassino.

snow_white_coffin_ripleyAlla fine, Ripley riesce a sconfiggere il mostruoso alieno, ma la  vittoria – la rappresentazione del film di una vittoria femminista – la lascia sola nelle profondità dello spazio. In chiusura del film, Ripley è mostrata addormentata, in un’immagine che è un esplicito riferimento alla Biancaneve disneyana. Questa associazione collega Ripley direttamente al personaggio di Biancaneve, una donna che è definita sessualmente dal pesante sfruttamento all’interno dell’ordine fallocentrico (cucina, pulisce, e si prende cura di sette uomini). Il destino di Ripley è quindi di rimanere congelata in uno stato di sonno eterno, in attesa del bacio del proverbiale Principe Azzurro, l’incarnazione della fallocentrismo e ultima occasione di salvezza. La morte di Ripley è indolore come la sua nascita: la telecamera zooma lentamente sul volto immobile di Ripley, finalmente dissolvendosi in un’immagine di oscurità dello spazio profondo. Ripley muore da sola, ultimo membro dell’equipaggio della Nostromo (prima che il successo del film portasse alla risurrezione di Ripley per diversi sequel, ovviamente). Questa sequenza è la dichiarazione finale del film sull’ansia maschile di fronte al femminismo: ovvero che una vittoria femminista potrà essere raggiunta solo con l’eliminazione dei ruoli di genere, il cui risultato sarà lo sconvolgimento sociale che non solo porterà alla morte del nucleo familiare, ma a quella di tutta l’umanità.

L’ analisi critica di Alien di Ridley Scott è tanto varia quanto prolifica. Nella stragrande maggioranza dei casi, è ritenuto un film femminista per via delle rappresentazioni di una società neutrale rispetto al genere, nella quale una donna può assurgere al ruolo di leader ed eroe. Il film è considerato una fantasia utopica in cui “le donne bianche di classe media, nella situazione più liberata possibile, possono essere armoniosamente integrate nel mondo del lavoro tardo-capitalistico, un mondo che sapranno simbolicamente umanizzare tramite una sensibilità residua.” (6) Ma ad un esame approfondito, Alien si rivela una rappresentazione complessa dell’ansia maschile di fronte al femminismo. Alien non è solamente un film horror fenomenale, ma un documento del proprio tempo, che ci riporta alla fine degli anni ’70 all’apice della seconda ondata femminista, e mette in luce le profonde paure represse degli uomini dell’epoca. Da questo punto di vista, Alien è un film molto più interessante e complesso di  quanto abbiano rilevato  tante letture femministe.

Fonti:

  1. Creed, Barbara. “Horror and the Monstrous-Feminine: An Imaginary Abjection.” The Dread of Difference
  2. “The Gender Wage Gap: 2008.” Institute For Women’s Policy Research
  3. Bell-Metereau, Rebecca. “Woman: The Other Alien in Alien.” Women Worldwalkers: New Dimensions of Science Fiction and Fantasy
  4. Kavanagh, James K. “Feminism, Humanism, and Science in Alien.” Alien Zone
  5. Taubin, Amy. “The ‘Alien’ Trilogy: From Feminism to AIDS.” Women and Film: A Sight and Sound Reader
  6. Newton, Judith. “Feminism and Anxiety in Alien.” Alien Zone
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7 pensieri su “Una rivalutazione di Alien: la sessualità e le angosce degli uomini

  1. Articolo molto interessante, mi sono goduto la decostruzione del film. Vorrei però aggiungere che Ripley NON muore sola ( se poi è il suo destino morire, al di là di sequel filmici vari): con lei c’è Jones il gatto, che non per caso lei torna indietro per salvarlo,da alien

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